“Piantare un albero, fare un figlio, scrivere un libro: in Brasile si dice siano le cose più importanti da fare prima di morire”. Sebastião Lazaroni

Il giorno della presentazione s’è messo a grandinare. I tifosi sono solo duecento , ma si crea la ressa. Arriva il sindaco. C’è il brindisi. E’ il 18 luglio 1990 e si parte per il ritiro di Castel del Piano. Sebastião Barroso Lazaroni scherza: “Voglio fare i miei più sinceri complimenti al presidente Cecchi Gori per il lavoro svolto da quando ha assunto la guida della Fiorentina”. In realtà la campagna acquisti è ferma.

Il tecnico è appena uscito da due settimane di volontario isolamento, ma era l’unico modo per difendersi dalle bordate. Ha perso cinque chili , cambiato numero di telefono: “E’ stata determinante la malasorte. Ma quello che ho fatto in questi diciotto mesi lo rifarei da cima a fondo. Non mi sento un fallito: abbiamo costruito un progetto , ci siamo battuti. Quando perdi , paghi un prezzo molto alto: il prezzo della grande passione brasiliana per il calcio”.

Tutte le azioni di Brasile-Argentina sono ancora lì, scolpite contro la sua memoria di marmo: “Forse c’è mancata la tranquillità necessaria per sfruttare le occasioni. I calciatori sono stati condizionati dalla troppa pressione. Gli argentini sono stati fortunati. Abbiamo preso tre pali. E sette in quattro partite . Non mi piaceva nemmeno quello stadio, il Delle Alpi: gradinate troppo distanti. Poi c’è stato quel momento magico di Maradona , l’assist per Caniggia . Ma certo non è colpa dello schema col libero. E la storia di Branco era vera , reale. L’ha ammesso anche Maradona. L’intenzione degli argentini era fotterlo. Branco ha bevuto l’acqua del massaggiatore dell’Argentina e ha avuto vertigini, perdite di memoria. Noi abbiamo comunque la coscienza tranquilla“.

La più contenta è Beth, la signora Lazaroni:  “E’ terribile sentire in televisione mio marito accusato di incompetenza, di essere burro e non poter far nulla”. Dei tre figli, Marcio è quello che ha sofferto di più: aveva avuto la febbre a 40 e mezzo durante la Coppa America. Quando a Salvador Bahia era stata bruciata la bandiera per l’esclusione dell’idolo locale Charles: “Dopo la nomina a ct della nazionale, la stampa aveva protestato perché mio marito non ha un grande passato da calciatore. Io gli avevo chiesto di farmi ricoverare in una clinica per la cura del sonno. E poi risvegliarmi alla fine di tutto . Oppure di rinunciare”.

Lui aveva tenuto duro. E poi quella Coppa America se l’era portata a casa. Al Brasile non accadeva da una quarantina d’anni. A Italia ’90 perfino i maestri inglesi avevano esibito la difesa a cinque col libero: è il suo modulo, per i brasiliani l’apostasia.

(Sebastião Barroso Lazaroni)

 

Ricostruisce la genesi del brevetto: “Alla difesa a cinque sono arrivato dopo aver analizzato i mondiali dell‘ ’82 e dell’ ‘86 e le Olimpiadi dell‘  ’88. Mi sembra che la linea corretta dell’evoluzione sia questa. Quando ti confronti con una competizione mondiale in Europa, hai bisogno di una maggiore profondità difensiva. Ho fatto discutere tutto il Brasile con quei cinque difensori, ma io ci credo e vi dimostrerò che avevo ragione.  E’ per questo che sono qui. Voglio fare i conti con il campionato italiano, con le sue difficoltà. Qui non si può sbagliare. Mai presentarsi in campo sotto condizione: paghi tutto e subito”.

“In Brasile il libero viene chiamato sopran, nel senso che a turno c’è sempre qualcuno deputato a chiudere”. Adesso però in quel ruolo alla Fiorentina c’è un ragazzo di diciotto anni: “Malusci fa il libero come piace a me. Scommetto su di lui. Anche se mi avevano garantito che sarebbe rimasto Battistini. Intanto ho chiesto qualche sacrificio alla società: vorrei Scifo o in alternativa Valdo”.

Passano venti giorni e gli dicono: “Valdo non c’è, Scifo non si può. Però sta arrivando Lacatus e forse rimane Kubik”. Lui la prende male. Poi chiede : “Lasciatemi almeno Fiondella e Dell’Oglio”. E viene subito rassicurato.

Dopo un mese è come un pugile senza guantoni. Batte la Carrarese con uno strascicato 1-0 . Poi si gode il primo vero acquisto: “Stefano Borgonovo è un grande centravanti. Quello che volevo”. “E se arrivasse Buchwald per la difesa?” Lui sfodera il sorriso e se ne va a dirigere l’allenamento.

Gli scatti di Alberto Di Chiara e i lanci di Faccenda diventano il nutrimento per l’ispirazione : “Quando la palla ce l’hanno gli avversari, si deve difendere in undici. E poi c’è Fuser che nel Milan era un uomo di fascia. Ma io non ho né Rijkaard, né Ancelotti. Così ho fatto la mia scommessa buttandolo a centrocampo, dove c’era più bisogno. Questo è il calcio italiano. E poi il mio bisnonno era di Bergamo”.

Gli occhi sono tutti puntati sul numero di valenti granatieri che schiererà dietro: “In questa squadra ci sono uomini con caratteristiche completamente diverse rispetto alla mia ex-nazionale. La Fiorentina non può giocare alla brasiliana. Giocheremo alla Trapattoni. Questo significa avere innanzitutto grinta e umiltà, fare piccoli passi e raggranellare punti dappertutto. Posso promettere sudore e lacrime, come Churchill. Ma lui vinse la guerra ”.

Di giovani se ne intende. Nelle giovanili del Flamengo ha scovato Leonardo e Aldair: “C’è una frase che mi è rimasta impressa. L’ha detta un calciatore quando è stato presentato il calendario della A. E’ un ragazzo che anche l’anno scorso giocava nella Fiorentina: Mister ha visto che sfortuna ? L’ultima di campionato giochiamo col Cesena in trasferta. Era preoccupato. Io mi sono quasi arrabbiato. Ragazzo magari quella domenica saremo a un passo dalla zona Uefa”.

C’è intanto una prima risposta dal Brasile. Dopo la sciagura-Lazaroni, non si convocano più calciatori brasiliani che giocano all’estero . E’ la dottrina Zico e il nuovo ct Falcao chiama due grandi esclusi dell’era precedente: Neto e Charles . Quel giorno la Fiorentina fa 0-0 col Venezia.

All’Olimpico dopo un tempo esce Zironelli ed entra Vascotto, un altro diciottenne. Alla fine sono quattro sberle secche. Lazaroni non è adatto al calcio italiano, secondo qualcuno: “Se della sconfitta si vuole incolpare me, va bene. Parlare in certi termini fa parte dell’umanità di chi giudica. E io non mi sento sotto esame. I Pontello mi avevano promesso una Fiorentina più forte . Poi sono arrivati i Cecchi Gori e mi hanno promesso la stessa cosa. Se faremo bene, sarà la storia a dirlo. Noi lavoriamo senza fare cinema”. E su questa frase si offende il presidente.

Tre giorni dopo la Fiorentina passa il turno in Coppa Italia battendo il Parma. Torna al gol Borgonovo e si scatena anche dopo: “Il mio gol non ha salvato il nostro allenatore. Dopo la sconfitta di Roma ho letto cose assurde contro di lui. Non si può accusare un tecnico dopo una giornata di campionato. E’ impossibile”. “E Cecchi Gori che ha dichiarato che preferirebbe un allenatore italiano?” “Dovrebbe riflettere prima di parlare”.

Col Milan si va sotto: gol di Van Basten. La squadra balbetta, peggio del suo tecnico con l’italiano: “Primu tempu Fiorenscina ha giucadu malo calcio”. Fuser pareggia, ma dura pochissimo. Su un cross, Landucci la lascia lì. Il riscatto con l’Atalanta: 3-1 . “Sono arrivato a Firenze in un momento delicato . Un ambiente depresso, da serie C2. E’ stato come salire su un treno fermo da anni, forse rotto. Ma adesso c’è qualcuno che lo sta aggiustando, che ha voglia di farlo ripartire. Per questo non sono deluso. E le critiche me le aspetto.  Rifirmerei quel contratto subito “.

Si va a Pisa, contro una squadra che è davanti in classifica. Anche se in campo non se ne accorge nessuno. Fuser sconfina, deborda e Kubik trova la posizione. Poi Volpecina, largo per Lacatus che trova Di Chiara dall’altra parte. Proprio come nei sogni, al volo: 4-0. “Dobbiamo fare trenta punti e più in fretta possibile . Ho sempre cambiato formazione ? L’ho sempre detto che sono un po’ matto. Altrimenti non sarei venuto alla Fiorentina”.

Il lunedì va a giocare a tennis con Antognoni. E si diverte, vince. Poi torna, con quell’aria candida e sorniona. Apre il cancello della villetta e ti accoglie: “Questa è casa mia, Agroppi’s house” . Perché era proprio dell’ allenatore che adesso molti vorrebbero al suo posto: “Ho letto un mucchio di libri che parlano di guerra. Adoro studiare e immaginare le sequenze delle grandi battaglie. I generali, i loro uomini. E non mi sento un condottiero in tutto e per tutto. Ma credo nella mia logica , costruita sulla velocità delle intuizioni per riuscire a cambiare le regole da un momento all’altro: quando è necessario ripiegare, intuire l’attimo per aggredire, accerchiare l’avversario , trafiggerlo. Bisogna adattarsi, ma con un unico scopo: vincere”.

Gli tocca il Napoli e Diego Maradona. Stavolta marcatura ad personam: “Quando sono arrivato, Iachini aveva una grande confusione in testa. Ed era appesantito nel fisico. Ho parlato a lungo con lui e l’ho fatto dimagrire. Gli ho detto anche che sarebbe rimasto. E’ stato così. Ha cancellato dal campo Maradona”. Ma si perde ancora. La classifica piange.

Col Bari serve la vittoria. Dopo trentasei minuti però segna Joao Paulo, così anche per regolare i conti dei mondiali. Stavolta la panchina è a rischio. Buso rimedia con una prodezza .

La svolta la settimana successiva, a San Siro contro l’Inter dei tedeschi. Fuser infila Zenga sul primo palo da un piazzato : 1-0. Dell’Oglio e Nappi sfiorano il raddoppio. Poi l’arbitro caccia Massimo Orlando e dà un rigore contro : 1-1. I viola rimangono in nove per l’espulsione di Pin, ma sembrano in undici. Tiene bene l’assetto con Di Chiara padrone del nuovo ruolo e Fiondella implacabile su Klinsmann. Alla fine si rimane anche senza tecnico, perché l’arbitro espelle anche lui. Si vendica uscendo dal campo a passo lento, brasiliano: “Per fare cento metri ci vuole tempo. E poi il terreno di San Siro è brutto”.

L’indomani arrivano Beth e i bambini. L’espulsione non gli va giù : “Non so perché mi abbia cacciato. Ero davanti alla panchina in piedi. Ma non ho detto niente. Mi era capitato solo quando giocavo portiere nel San Cristovao. Da ora in poi starò più attento. Cercherò anche di non sorridere all’arbitro. Sapete da quanti anni la Fiorentina non segnava sul campo dell’Inter? Sei”. E Fuser va in Nazionale.

Battuto il Bologna . Poi c’è il Torino in trasferta e la squadra assume una fisionomia definitiva : “Ora siamo più maturi, più concreti “. Con Fuser spostato sulla fascia destra, in mezzo il nuovo arrivato Salvatori . E davanti Borgonovo, splendido centroboa: “Lui è un ragazzo speciale e merita un trattamento speciale”.

Quinto risultato utile consecutivo e proprio al Delle Alpi : “Nessuno parla più male di me. Questi primi mesi sono stati difficili. Ho passato tutto il mio tempo libero seduto in casa a studiare le videocassette e leggere il giornale. Avevo bisogno di documentarmi, di sapere. Vedo che tanti copiano il mio 3-5-2 alternato al 5-3-2. Il Parma è secondo giocando proprio così. Con gli uomini giusti. Ma Scala non mi venga a raccontare che faceva quel modulo già quattro anni fa alla Reggina . Quando Vicini vinceva, lo paragonavano a Dio. Dopo una sconfitta era diventato simile a …. Lazaroni . Per questo non cambio il mio modo di essere. Lavoro con calma, sdrammatizzo. Se guidi la carrozza, non puoi pretendere di stare davanti al cavallo”.

Si gira a sedici punti. Lui è più allegro del solito: “E’ la quota di mezza salvezza.  Quando il momento è duro, l’allenatore deve tirar fuori il carattere. Come fa il comandante durante la battaglia, perché il calcio è come il vino: si va ad annate. E osci non chiamatemi . Non ho niente da agiungere a quello che ho detto a fine pardida ”.

A Bergamo , padroni di casa avanti 1-0. Borgonovo conquista un penalty ed è pareggio. A due minuti dalla fine, gol-vittoria dell’Atalanta . I viola protestano per un fuorigioco. Vittorio Cecchi Gori spara invece a zero contro squadra e allenatore. A proposito, l’offside è di Caniggia : “Lazaroni stavolta lei rischia . E domenica c’è il derby di ritorno col Pisa. Come finirà? ”. “Non parlo”. Ci prova un altro microfono: “Non parlo”.

Per la cronaca è un 4-0 per i viola. Il quarto lo segna Stefano Borgonovo.

Ma la risposta a quella domanda arriva la prima settimana di aprile: “Il derby per noi non è col Pisa. E’ con la Juve”. La Fiesole si accende . Poi strabilia disegnando Palazzo Vecchio, il campanile di Giotto, il Duomo e il Ponte Vecchio. Viola che si staglia in un mare di bianco. Fallo di Julio Cesar su Borgonovo. Punizione ai diciotto metri. Stavolta Fuser arrota il destro mirando al secondo palo. Tacconi si disinteressa, lascia . Poi ci ripensa, dà solo un’occhiata: 1-0.

Alla fine Borgonovo fa una precisazione: “E’ stata la vittoria del mister: ha rivoluzionato la formazione e ha avuto ragione”. Lui non sente neanche i complimenti. Sta correndo sotto la curva per prendersi la sua parte di applausi. Bacia tutti. Forse piange: “Il cuore mi batteva a duecento all’ora. Ho telefonato a Beth a Rio de Janeiro. Era pazza di gioia. E’ il momento più bello da quando sono qui a Firenze. E non è vero che è una piazza impossibile. Ma è solo innamorata del pallone e della maglia viola. Ne parla come una donna: la tratta male se si sente tradito, ma la abbraccia come nessun altro se sente ricambiato il suo amore. E’ la stessa sensazione che provo io quando entro in campo e mi siedo sulla panchina.

L’importanza del calcio in Italia per me non è esagerata . Anzi il calcio può servire per dare un buon esempio: certe pesanti sentenze come quelle per il doping o le scommesse clandestine sono una dimostrazione di severità e giustizia, valida anche fuori dal calcio. Ed è anche per questo che del calcio si deve parlare bene e non male. Perché la domenica è il giorno più bello della settimana . Si piange in allenamento per sei giorni per poi sorridere la domenica in partita . Ai miei calciatori ripeto sempre questo”.

In estasi, Vittorio Cecchi Gori annuncia che sta per prendere Pancev: “Così Borgonovo si sposterà all’ala sinistra”. E ci crede pure. Lui non ha mai digerito Lazaroni. Forse è per questo che fin dal primo giorno c’era un accordo sulla parola con Radice. Devono confermarlo: la Fiorentina chiude a 31 punti: “Avevo promessi 30 punti, ho mantenuto”.

Ma la seconda stagione per lui dura solo tre mesi.

Quell’ultimo lunedì è diverso. Rimane chiuso in casa. Salta anche la consueta partita a tennis con Antognoni. Non nasconde la tristezza come il sollievo: “Mi ha telefonato il presidente. Senta devo darle una brutta notizia . La società ha deciso di affidare la squadra a Radice”.

Vittorio Cecchi Gori non resiste. Deve trasformare la tragedia in farsa: “Nel fare la formazione Lazaroni si è fatto condizionare da cattive compagnie, da un procuratore”. E Borgonovo sarebbe stato uno dei favoriti dal tecnico: “Solo chi non mi conosce può pensare che qualcuno potesse influire sulle mie scelte. Borgonovo infatti era in panchina”. Il diretto interessato è una furia: “Il presidente dice cose insensate . Sono in panchina da più di un mese. Sono la terza scelta dopo Batistuta e Branca. E parlando così si manca di rispetto al mister”.

Poi Cecchi Gori corregge: è stato frainteso. Adesso è lui che ha difficoltà con l’italiano. E rifila venti milioni di multa a Borgonovo.

Radice invece che a 31 punti, chiude a 32. L’anno dopo arriveranno Effenberg, Baiano e Laudrup, con stupefacente staffetta Radice-Agroppi in panchina: retrocessione al galoppo.

Forse era davvero inadatto per il calcio italiano. “ Rimarrò a Firenze fino alla fine della stagione. E’ splendida e ho ricevuto mille attestati di stima in questi giorni. Le visite di molti calciatori. Ho incontrato i tifosi. Qui in Italia ho imparato a valutare meglio le marcature strette, il contropiede, pressing, velocità” . L’ultimo giorno al campo di Coverciano chiede il permesso a Radice di salutare. Tutti, titolari e riserve. Poi non se ne va: si sposta a guardare l’allenamento di un’altra squadra.

a cura di Ernesto Consolo

Bibliografia: Terceiro Tempo, Qfa.qa , Uol Esporte , La Repubblica, La Nazione, La Gazzetta dello Sport , Il Corriere dello SportIl Corriere della Sera, Jovem Pan. Per la foto Brivido sportivo.

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