<<Ho scelto di tifare per il Torino perché la storia è più forte di ogni palmarès>>. <<L’essenza di sostenere il Toro? Perdere sul campo per vincere nella vita>>. <<La maglia granata è diversa da tutte le altre>>. Dichiarazioni del genere le abbiamo sentite tante di quelle volte che sembrano -ma non lo saranno mai- banali e c’è il rischio di essere travolti da quel mare di retorica più forte di ogni rete avversaria.

Ma se c’è qualcuno che si presenta con i tratti somatici di un’altra passione calcistica e un accento lontano da quello sabaudo ecco che ogni parola di affetto per il Torino lascia il calcio  per assaporare tutti i gusti del Romanticismo. E’ giunto allora il momento di presentarvi Luca, cinquantenne romano e tifoso laziale, abbonato nei tribolati anni Ottanta e nelle memorabili stagioni di Eriksson.

Luca, forse confondi l’Olimpico di Roma con quello del capoluogo piemontese…

<<Considerata la mia età, la casa del Toro è il Comunale, da sempre. E ognuno di noi non dimenticherà mai la propria infanzia>>.

Allora possiamo dire che la Lazio ha aspettato che tu crescessi un pò per laurearsi campione d’Italia

<<Fu un successo particolare, ricco di sentimento e passione. Componenti essenziali che due anni dopo si trasferirono sotto la Mole…>>.

Nel 1976, l’anno dell’ultimo scudetto granata…

<<Ricordo quel campionato, i gol di Pulici e Graziani, la classe di Claudio Sala, la partita con il Cesena, i festeggiamenti. E mi accorsi che quella vittoria aveva un gusto particolare>>.

E non poteva essere altrimenti, considerando che quel successo è arrivato ventisette anni dopo la tragedia di Superga

<<Un evento che ha segnato la storia italiana, e non solo quella calcistica. Perché molte persone mi hanno detto che quei grandi giocatori e Fausto Coppi hanno rappresentato un simbolo di riscossa negli anni difficili del dopoguerra>>.

Il Campionissimo era del Toro

<<E so che ha vestito anche i colori della Sezione Ciclistica della Lazio e vinse il suo terzo Giro d’Italia nel ’49, quello della famosa tappa Cuneo-Pinerolo. Possiamo dire che ha ereditato dal Grande Torino il ruolo del protagonista. L’airone di Castellania e gli angeli di Superga>>.

Che belle parole, pronunciate da chi non è tifoso granata. Ecco perché la storia Torino appassiona tanti sportivi

<<Un aspetto positivo nel calcio business di oggi. E poi sono molte le analogie tra il Toro e la Lazio…>>.

Spiegati meglio

<<Se ci fossero i gemellaggio storici, oltre a quelli calcistici, possiamo pensare alle difficoltà societarie, alle tragedie di Meroni e Re Cecconi, la morte di Ferrini e quella di Maestrelli. Per non dimenticare bandiere come Bob Lovati, ‘Il Poeta del gol’, Zaccarelli e Lido Vieri, che sedendosi su quelle amate panchine non si sono sottratti alle proprie responsabilità in momenti difficili>>.

La Lazio è l’unica squadra italiana che ha portato allo stadio il ‘vero simbolo’, l’aquila che vediamo volare nelle gare casalinghe. Ricordi ‘il toro’ della Maratona sotto la curva in occasione delle partite più importanti?

“Certo, e mi incuriosiva molto, come quello cucito sui bandieroni che ricoprivano l’intero settore. Ecco un altro punto d’incontro: come la società granata, anche quella biancoceleste ha deciso di ritirare la maglia numero 12 come segno di riconoscimento verso i propri tifosi. Da lassù il famoso trombettiere del Fila e il povero Vincenzo Paparelli avranno sicuramente apprezzato”.

Hai toccato tanti capitoli della storia granata, dimenticando però il Filadelfia

<<Che piacere rivederlo in piedi. Non dimentichiamo che là dentro gli eroi di Superga hanno lasciato il testimone alle successive vittorie del Toro, come racconta Pecci nel suo primo libro. E Luca Fusi l’ha descritto come un luogo che ti invitava ogni giorno di più a lottare per quella maglia>>

Tra l’impianto del Foro Italico e quello torinese ci sono oltre cinquecento chilometri di distanza. Sei pronto a correre questa ‘Maratona’?

“Aspetto che i sostenitori granata mi restituiscano un favore di venticinque anni fa, quando all’Olimpico di Roma li feci sedere al mio posto per assistere all’ultimo successo del Torino…”

Ascoltando le tue risposte, un pezzo di Toro sembra battere davvero nel cuore. Tu sei nato nel 1968: magari a giugno, quando i granata vinsero la terza Coppa Italia, oppure hai festeggiato l’ottavo compleanno il 16 maggio?

Luca improvvisamente si alza, prende il portafogli, estrae la carta d’identità e mostra la data di nascita: 4 maggio…

Basta leggere (e raccontare) storie come queste per capire che il Toro – come ha scritto qualcuno – non può perdere.

di Antonio Capotosto

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