Roberto Mancini è uno dei pochi ad aver celebrato tutti i titoli della Sampdoria. Il tecnico che ha riportato la Beneamata nell’albo d’oro del calcio italiano, con la Coppa Italia del 2005: la quarta della storia nerazzurra.

L’Inter non sollevava il trofeo nazionale dal 1982, nell’ultima annata ad Appiano Gentile di Eugenio Bersellini.
Il mister che ha poi scritto l’incipit delle vittorie blucerchiate, con la coccarda tricolore celebrata a Marassi il 3 luglio ’85. Tra i pali del ‘Baciccia’ vi era Ivano Bordon, alla seconda stagione a Bogliasco e approdato in
Liguria dopo oltre un decennio di Inter.

Il portiere che in maglia nerazzurra ha conquistato due scudetti -da titolare quello del 1980- e altrettante coppe nazionali. Il vice di Zoff al Mondiale spagnolo. Colui che il 20 ottobre 1971 a Monchengladbach era subentrato a Lido Vieri nella famosa ‘Partita della lattina’ che portò all’annullamento del largo successo dei tedeschi e alla ripetizione della gara: giocata a Berlino il 1 dicembre e terminata a reti bianche (Beneamata qualificata), con Bordon autore di una grande prestazione condita da un penalty parato a Sieloff.

Un segno del destino, considerato che proprio all’Olympiastadion ha celebrato il secondo titolo iridato: per molti anni ha infatti lavorato nello staff di Marcello Lippi come preparatore dei portieri e il 9 luglio 2006 è divenne l’unico italiano ad aver conquistato due volte il Mondiale. Il ruolo da titolare dell’Inter è datato 1976, sette anni prima del trasferimento al ‘Baciccia’. E la prima giornata del campionato 1983-’84 il calendario mise di fronte a Bordon proprio la Beneamata, nel giorno del debutto nella massima serie del suo successore e dell’ultima rete di Graziano Bini. Inter-Sampdoria significa anche il testacoda nella massima serie di Walter Zenga.

di Antonio Capotosto

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