Giuseppe Furino, un nome ad effetto che causa emozione solo a pronunciarlo, ne sapranno di più i tifosi bianconeri che lo hanno apprezzato in tutto il suo splendore negli anni 60′ e 70′, dove ha dato prova di essere un lottatore, ma ancor prima un campione puro come pochi, ripercorriamo la sua storia e le sue prestazioni. Nasce a Palermo il 5 luglio del 1946, e inizia a palpare i campi verdi in giovane età, nel vivaio della Juventus, dove grazie alle sue ottime prestazioni attira l’attenzione di Renato Cesarini, che lo prenderà sotto la sua ala protettrice dandogli molti consigli. Nonostante il passaggio in prima squadra viene ceduto in prestito al Savona, dove disputò un campionato di Serie B, e uno di Serie C dopo la retrocessione dei liguri, successivamente andrà, sempre in prestito, al Palermo, dove all’inizio non troverà molto spazio, ma successivamente diventerà titolare fisso e protagonista con i compagni della salvezza dei siculi in Serie A. Torna quindi alla Juventus al termine del prestito, trovando subito più spazio visto che l’ex allenatore Heriberto Herrera era arrivato al termine della sua avventura in bianconero e avvenne un’operazione interna per dare più spazio ai giovani. Il primo anno non trovò molto spazio mentre nel 1970 riuscì a guadagnarsi un posto da titolare in squadra, soprattutto grazie all’aiuto di Giampiero Boniperti, Armando Picchi e, successivamente dopo la scomparsa di quest’ultimo, di  Čestmír Vycpálek; infatti quest’ultimo lo volle fortemente come mediano e lo riteneva fondamentale per le manovre in campo. Nei successivi anni vinse ben 8 campionati italiani, due Coppe Italia, la Coppa UEFA del  1976-1977 e la Coppa delle Coppe nella stagione 1983-1984, senza dubbio i bianconeri erano un avversario più che scomodo, sia in campionato che in Europa, e per giunta una squadra tutta italiana. Diventerà anche capitano dei bianconeri dopo la partenza di Pietro Anastasi, l’era Trapattoni lo ha reso campione e protagonista fino all’ultimo, anche a 36 anni dopo oltre dieci anni a Torino faceva parte dell’11 titolare, disputando sempre al meglio le partite, ma nonostante questo il nuovo bomber Michel Platini aveva bisogno di diverse manovre alle sue spalle, e così Furino finì prima in panchina e poi decise di chiudere la carriera. 6 maggio 1984, questa la data della sua ultima partita in bianconero, con 361 partite e 15 stagioni disputate, eguagliando il record di Giovanni Ferrari e Virginio Rosetta, con l’ottavo scudetto vinto in una sola squadra. Fu protagonista anche con la Nazionale Italiana, ma in verità nonostante le sue ottime prestazioni in bianconero venne convocato poche volte, arrivò secondo al campionato del mondo 1970 in Messico. Furino era un mediano aggressivo, si sapeva imporre e lottava fino all’ultimo con gli avversari, non era dotato di robusta costituzione, ma questo non gli ha mai impedito di rivestire al meglio il suo ruolo. Era soprannominato la “Furia” per la sua caparbietà, io sono solito denominare tutti i campioni descritti da questa rubrica come bandiere, ma lui in un’intervista ha detto di preferire l’appellativo solo di Capitano, quindi lo saluteremo con le sue stesse parole: « Capitano sì, bandiera no. Non mi è mai piaciuto l’accostamento con le bandiere, che stanno alte in cima a un pennone. Io stavo rasoterra, a lottare. »

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