Juan Alberto Schiaffino è uno di quei giocatori che sentiamo troppo poco, è uno al quale andrebbe dedicato più spazio, ormai siamo abituati a sentire i nomi di Pelè e Maradona talmente tante volte da dimenticarci i nomi di altri che a suon di prestazioni e gol ci hanno regalato momenti indimenticabili, Schiaffino è uno di questi, vedremo cosa e chi lo ha portato a diventare uno dei giocatori più forti nella storia del calcio. Nasce a Montevideo, in Uruguay, il 28 luglio del 1925, iniziò a giocare a calcio molto piccolo, e la sua prima squadra professionistica è stata l’Olimpia, nel 1937, per arrivare poi nel Nacional, squadra della sua città, dove rimase fino al 1943. Si fece conoscere nel Peñarol, nota squadra del campionato uruguayano, dove Schiaffino passò un provino per entrare nelle giovanili, lo superò grazie anche al fratello Raùl, già in squadra, passando l’anno successivo in prima squadra e facendosi soprannominare “Piccolo Maestro”, qui vinse 5 campionati,  5 tornei Competencia, e 8 tornei Honor, sempre qui si fece notare con 88 gol in 10 stagioni. Nel 1954 Schiaffino si trasferisce in Italia, e più precisamente al  Milan, che lo notò in occasione dei mondiali del 1950 e del 1954, infatti durante queste competizioni il suo nome divenne celebre, soprattutto perchè con l’Uruguay nel 1950 vinse i mondiali in Brasile, così il primo attacco di mercato del Genoa non lo convinse aprendo le trattative, poi risultate vincenti, dei rossoneri, che videro scritto sui giornali da parte del Peñarol«Il Dio del pallone se n’è andato. Una perdita irreparabile.» Quando arrivò a Milano ci furono alcune polemiche, infatti Schiaffino aveva già 30 anni e molti lo vedevano in declino e non credevano potesse dare ancora molto, ma si dovettero ricredere perchè già nella prima gara disputata realizzò una doppietta, 52 milioni di lire, questo il prezzo del cartellino del giocatore che dimostrerà di valere a pieno la cifra spesa dalla società rossonera. Il primo anno vinse il campionato, ma si rese partecipe e protagonista di un brutto episodio nei confronti dell’arbitro Corallo durante Milan-Udinese, a quanto pare infatti Schiaffino rivolgendosi al direttore di gara disse «Voi arbitri italiani siete tutti venduti», strofinando pollice e indice, fu squalificato per ben 5 giornate dopo l’episodio. Dal 1956 l’uruguaiano si trovò spesse volte in contrasto con l’allenatore Gipo Viani, ma nonostante tutto riuscì a vincere, in maglia rossonera, 3 campionati, una Coppa Latina e arrivò molto vicino a vincere una Coppa dei Campioni, ma il Milan fu fermato dal Real Madrid di Alfredo Di Stèfano. Con quest’ultimo esisteva una rivalità accesa, erano entrambi considerati i migliori giocatori al mondo del momento e si contendevano il primo posto, con i rossoneri fu sempre particolarmente legato e gli stessi tifosi insorsero contro la società quando giunse la notizia della cessione di Schiaffino alla Roma per 102 milioni di lire. Il passaggio coi giallorossi non fu proprio esaltante, ma nonostante ciò vinse nella prima stagione la Coppa delle Fiere, passò così due anni, dal 1960 al 1962, venendo poi spostato nella posizione di libero, a Roma appese poi gli scarpini al chiodo. Ebbe diverse esperienze nazionali, sia con l’Uruguay che con la Nazionale Italiana, con la prima si fece conoscere a livello globale con la vittoria ai Mondiali del 1950 in Brasile, un’esperienza profonda che colpì l’intero mondo del calcio, 34 suicidi e 56 attacchi cardiaci, questo il bilancio dopo la disfatta della Seleção, così Schiaffino commentò quei momenti: « Ci liberammo dell’angoscia che ci portammo in tutta la partita, piangendo di gioia, pensando alle nostre famiglie in Uruguay, mentre i nostri avversari piangevano per l’amarezza della disfatta. Ad un certo momento provai tristezza per quello che stava succedendo. Mancavano 13 minuti alla fine. Sicuramente tutto il Brasile stava vivendo un dramma. Mi sembra di rivivere gli ultimi istanti sul campo di gioco: le facce tirate di tutti i brasiliani, la disperazione per un risultato impensato e un pubblico silenzioso come mai era successo, presagio che la tragedia stava avvicinandosi. » Ebbe anche una piccola parentesi con la Nazionale Italiana, ma collezionò solo poche presenze, a causa del rapporto tormentato con il selezionatore Alfredo Foni. Era un centrocampista di grandissimo talento, un regista dotato di abilità non comuni a tutti, arrivava spesso in porta grazie al suo tiro non potente ma molto preciso, le sue più note abilità consistevano nel vedere lo sviluppo del gioco prima che esso progredisse, il suo ex compagno di squadra e grande bandiera del Milan Cesare Maldini diceva di lui : aveva un radar al posto del cervello, inoltre possiamo considerarlo l’inventore del tackle in scivolata, che nessuno all’epoca conosceva.  E’ morto a Montevidio, città in cui è nato, il 13 novembre del 2002, una grande perdita che ha colpito il calcio italiano e mondiale, di lui non ci rimane che il ricordo di un talento che purtroppo non rivedremo più, rimarrà per sempre nella storia, come le sue imprese, come le gesta di un grande imperatore o l’impersonificazione di un esercito pronto alla lotta, ma la storia ce lo insegna, purtroppo anche i grandi eserciti sono destinati a scomparire.

Share