Angelo Domenghini è un campione vecchia scuola, non viene nominato spesso ma ha un cognome e una storia alle spalle di tutto riguardo. Nasce a Lallio il 25 agosto del 1941, inizia a giocare a calcio già da piccolo, e dall’oratorio della sua città passa al club Verdello. Ma la svolta arriva nel 1960 quando viene acquistato dall’Atalanta. Con i bergamaschi attraversa subito un momento di forma ottimo, vince infatti la Coppa Italia del 1963 regalando la vittoria alla sua squadra con una fantastica tripletta.

Nel 1964 viene acquistato dall’Inter, anche qui non tarda a far conoscere le sue grandi doti, nonostante non venisse schierato come ala destra, la sua naturale posizione in campo. Riuscì a vincere il primo anno: scudetto, Coppa dei Campioni e Coppa Intercontinentale. Il secondo anno un altro scudetto e un’altra Intercontinentale. Riusciva sempre a farsi apprezzare e a conquistare annualmente quelle 20/30 chiamate da titolare che gli bastavano per segnare e vincere. Nel 1969 lo scambio con Boninsegna gli garantisce un posto fisso in Sardegna, al Cagliari, dove vincerà il suo terzo scudetto.

Forse quest’ultimo è il più importante e quello che ha regalato più gioia. Insieme a Gori e Riva, Domenghini formava uno dei tridenti d’attacco più temibile della Serie A. Inoltre fu un grande protagonista nella squadra rossoblu, il suo ruolo naturale da ala era fondamentale per il gioco dei sardi che stupirono tutti vincendo il campionato e scavalcando le Big. Rimarrà in Sardegna fino al 1973, quando lo acquista la Roma, da qui possiamo dire che inizia un po’ il declino della sua carriera, passerà poi al Verona, al Foggia, all’Olbia e al Trento, in quest’ultima squadra appenderà gli scarpini al chiodo nel 1979. Diede un sostanziale contributo anche alla Nazionale, infatti in maglia azzurra conquistò l’Europeo del 1968 e vicecampione del mondo nel Mondiale del 1970 in Messico.

Il Cagliari lo ha inserito nella Hall of Fame del club, come ha fatto con tutti quei campioni che regalarono alla squadra sarda il tricolore. E’ stato un giocatore di estrema utilità, lo possiamo definire in molti modi, ma senza dubbio non possiamo dire che non sia stato “utile”.

Utile come un asso nella manica che, usato al meglio, può diventare più che importante, persino dire letale.

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