Era noto a tutti con il soprannome di “Filosofo”, ma forse Manlio Scopigno era anche di più, un uomo capace di cambiare le sorti della storia e deviare quelle che sono le normali previsioni di un campionato che, con un’impresa, divenne totalmente diverso e per questo speciale, rispetto a tutti gli altri. Nasce a Paularo il 10 novembre del 1925, e come molti, si avvicina prima al calcio giocato, ovviamente con la maglia del Rieti, squadra e città alla quale rimarrà legato per tutta la vita. La Serie C gli offre un panorama aperto dove non esita a farsi notare, nel suo ruolo di terzino dai metodi rudi e tempestivi, passerà nel 1941 alla Salernitana, dove in una partita subrà quattro gol dopo aver sostituito l’infortunato portiere della squadra campana. Purtroppo la sua avventura nel calcio giocato ebbe vita breve visto che fu purtroppo protagonista di un infortunio che gli costò la carriera, infatti arrivò a vestire la maglia del Napoli e in una partita contro il Como rimediò la rottura dei legamenti del ginocchio, pochi istanti dopo aver segnato la sua unica rete in Serie A. All’epoca un infortunio così costava inevitabilmente la carriera a chi lo subiva, e Manlio appese gli scarpini al chiodo dopo poche presenze con la maglia del Catanzaro, dove evidentemente si vedeva il cambiamento fisico e mentale nel difensore. Scopigno ancora non poteva sapere quale grande e memorabile impresa lo aspettava, e decise quindi di non abbandonare il mondo del calcio, iniziando ad allenare le serie minori, dove conobbe l’allenatore del Vicenza Roberto Lerici, e dopo l’esonero di quest’ultimo la panchina fu affidata a Scopigno, che nell’ultima stagione aveva fatto da secondo; la scelta della dirigenza biancorossa si rivelò azzeccata visti due ottimi piazzamenti che portarono la squadra veneta fra le migliori tra le “provinciali”. Successivamente passa al Bologna, e dopo l’esonero viene ingaggiato dal Cagliari, siamo nel 1966, e i sardi partecipano al campionato statunitense al posto dei Chicago Mustangs, una cosa insolita che in quell’anno permise a squadre europee e sudamericane di sostituire le società americane che non erano riuscite ad allestire le squadre. I sardi si piazzarono terzi e Scopigno si garantì l’esonero dai rossoblù nella stagione successiva per colpa di un comportamento incivile che il tecnico mostrò all’ambasciata italiana di Washington. Nella stagione 1967-1968 rimase senza impiego, anche se rimase stipendiato da parte dell’Inter per esser pronto alla sostituzione di Helenio Herrera, ormai giunto alla fine della sua avventura in nerazzurro, tuttavia riuscì a riconciliarsi con il Cagliari e si preparò a sedere nuovamente sulla panchina rossoblù. Negli anni 1969-1970 guidagli isolani ai vertici della Serie A, prima con un secondo posto e poi con lo storico scudetto del 1970, un trofeo che lo renderà celebre a tutti, un’impresa guadagnata partita dopo partita, anche se per cinque mesi Scopigno è costretto alla tribuna per offese a un guardalinee. Rimane altre due stagioni a Cagliari per poi passare alla Roma, squadra che abbandona dopo sei partite, si dice per la pressione che la piazza esigeva, rispetto a quella sarda. Infine termina la sua carriera da allenatore con il Vicenza, squadra da dove aveva iniziato, e dove guadagnerà una retrocessione in Serie B e poi, dopo una malattia che lo costringe a letto per mesi, un esonero; dopodiché nessuna società lo ingaggerò più, morì a Rieti nel 1993. Ogni volta che si analizzano personaggi come Manlio Scopigno, ci si rende davvero conto di quanto il calcio sia strano, un uomo che appare litigioso e senza un preciso talento da sfoggiare ma che, nonostante tutto, diventa per tutti “Il Filosofo”, capace di portare alla gloria una squadra come il Cagliari, un anno che per i rossoblù è totalmente dedicato a lui e a quel “Rombo di Tuono” di Gigi Riva, così imprendibile sul campo, come sul mercato. E’ proprio vero che ci si può emozionare anche con poco, grazie a un uomo che ha scritto pagine importanti di storia, una storia non troppo celebre e importante, una storia con la “s” minuscola, ma pur sempre una storia.

« Scopigno era arrivato da poco. Eravamo in ritiro per una partita di Coppa Italia e in sette o otto, in barba alle regole, ci eravamo dati appuntamento in una camera per giocare a poker. Fumavamo tutti e giocavamo a carte sui letti. C’era anche qualche bottiglia che non ci doveva essere. Ad un tratto si apre la porta: è Scopigno. Oddio, penso, ora ci ammazza (Silvestri lo avrebbe fatto), se ci va bene ci leva la pelle e ci fa appioppare una multa! Scopigno entrò, nel fumo e nel silenzio di noialtri che aspettavamo la bufera, prese una sedia, si sedette vicino a noi e disse tirando fuori un pacchetto di sigarette “Do fastidio se fumo?” In mezz’ora eravamo tutti a letto ed il giorno dopo vincemmo 3-0. » (Pierluigi Cera)

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