Nessuno avrebbe mai scommesso un centesimo sulla vittoria dell’Italia contro il Brasile nel lontano 1982. Gli azzurri dovevano battere una delle nazionali più forti di sempre. Erano gli anni di Falcao, Socrates, Junior e Zico. A salvare l’Italia ci pensò il giovane Paolo Rossi. All’età di 26 anni, l’attaccante italiano realizzò una straordinaria tripletta che fece la storia, dato che lanciò gli azzurri verso la vittoria del secondo mondiale. Una tripletta che cambiò la sua vita. Passò dall’essere un’attaccante mediocre (anche per via dello scandalo calcioscommesse) all’essere un rapace d’area. Le sue qualità erano sicuramente il colpo di testa, la velocità e la sua presenza in zona gol. Infatti, i suoi gol sono tutti o di testa o (come si suol dire) di rapina.

Nella sua carriera giocò con la maglia della Juventus, del Como, del Vicenza e del Perugia, prima di tornare nuovamente alla Juventus nel 1981. Per aver trascinato la nazionale alla vittoria dei mondiali, gli fu assegnato il pallone d’oro nell’anno del 1982. Quattro anni dopo passò al Milan, dove restò solo una stagione dopo di andare al Verona a chiudere la sua carriera.

Cosa dicono di lui

Darwin Patorin, giornalista italiano anni 1980, parla bene di lui, dicendo: “Non è stato un giocatore, ma un romanzo. E’ stato amato e odiato da tifosi e compagni. Ha conosciuto il successo e la polvere, ha vissuto momenti di gloria e momenti di dimenticanza. La storia della sua vita potrebbe riempire la stesse pagine del libro di Guerra e Pace!”

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